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Mercoledì 1 Ottobre 2014
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I sette Comuni della Comunità Montana Valle Vigezzo

Sette comuni, sette precise identità culturali, sette modi per scoprire la Valle Vigezzo.

I sette Comuni della Comunità Montana Valle Vigezzo
La Valle Vigezzo è formata da sette comuni con le loro piccole frazioni; di questi, Druogno, Santa Maria Maggiore e Malesco si trovano sulla fascia abitativa più pianeggiante e fresca, mentre Craveggia, Toceno, Villette e Re si adagiano sul versante a solatìo delle montagne che chiudono la Valle a Nord.


Comune di Craveggia

La perla architettonica della Valle, presenta raffinati edifici signorili, frutto di una fortunata emigrazione: il famoso tesoro conservato in chiesa, che comprende pissidi, croci, paramenti sacri, il manto funebre di Luigi XIV e il quello nuziale di Maria Antonietta, ne è testimonianza. La Chiesa parrocchiale, settecentesca, è dedicata ai Santi Giacomo e Cristoforo.
Gli affreschi sono opera di Giuseppe Mattia Borgnis, così come i teleri che raccontano le vicende biografiche dei due Santi.
L'edificio è diviso in tre navate che danno maestosità alla chiesa. I vetri a piombo del presbiterio, ottocenteschi e di fattura parigina, sono un elemento di grande interesse. Nel portico esterno il pittore Lorenzo Peretti ha affrescato le lunette che raffigurano i Santi ai quali i craveggesi sono devoti.
Numerosi sono gli edifici religiosi in paese; l'elegante e sobrio oratorio di Santa Marta, ad orientamento sud-nord, fu completato nel 1752 su disegno dell'architetto craveggese Antonio Ferino. L'edificio è arioso e illuminato con più ordini di finestre. Decorato internamente da Lorenzo Peretti nel 1836 il quale, sulle pareti del presbiterio, vicende biografiche di Marta, Maria e Lazzaro. Bellissima la cripta della famiglia Mellerio.
Quasi al centro della piazza si torva il Battistero, la cui struttura attuale deriva dai lavori eseguiti per trasformare la tomba della famiglia Garbagni, alla fine del secolo XVIII adibita ad ossario comune, in altro edificio. Attualmente la struttura, esternamente affrescata da Lorenzo Peretti, ospita un presepio permanente le cui statuine lignee, scolpite nel XVIII secolo, sono vestite con costumi settecenteschi.
Caratteristico e affascinante l'Oratorio del Piaggio che si trova fuori dell'abitato su uno sperone di roccia. Esso fu riedificato nel 1627 e di questa seconda fabbrica sono ancora visibili le due finestre devozionali, dalle quali si poteva vedere la sacra immagine e prendere la "perdonanza". Nuovamente modificato nel 1646, occasione nella quale l'edificio fu dedicato alla Nascita della Beata Vergine.
Una bellissima via crucis unisce la chiesetta al centro abitato. L'Oratorio di Sant'Antonio da Padova fa bella mostra di sè nella via superiore del paese.
Il paese di Craveggia ha, senza dubbio, origine rurale, come denuncia chiaramente il nome (Cravetia, Capretia, da capra, lanimale che campeggia nello stemma del comune). La bella piazza venne modificata verso la metà dell'Ottocento creando la scalinata d'accesso all'antica Via dei Portici (dei quali troviamo un'unica labile traccia nella casa detta "La Borromea" per lo stemma borromeo affrescato su di essa).
Il centro di Craveggia costituisce un vero e proprio museo all'aperto: case signorili, decorazioni e affreschi ne costituiscono la peculiarità.
Caratteristico e scosceso è l'abitato di Vocogno con la bella chiesa dedicata a Santa Caterina d'Alessandria. Sulla strada che attraversa il paese, si affaccia una casa liberty molto elegante decorata con la tecnica del graffito.
Poco distante, la frazione di Prestinone, punto di partenza della funivia. La chiesa di San Gottardo costituisce il cuore del paese. Una lapide sul muro indica la casa natale del pittore Carlo Fornara (1871-1968), maestro divisionista che raggiunse fama internazionale.
Nuova struttura da segnalare: rifacimento della casa parrocchiale nella bellissima piazza del paese, diventerà un ulteriore punto di interesse all'interno della monumentale slargo.


Comune di Druogno

È un comune molto esteso e del suo territorio fanno parte anche frazioni lontane. Interessante è la visita della chiesa di San Silvestro affrescata da pittori locali, che conserva una tela di Gustavo Maes acquistata ad Anversa da emigranti. Nel pittoresco abitato di Sasseglio è da non perdere il Sacello del SS. Sacramento affrescato da G. M. Borgnis nel 1751, l'antico Oratorio di San Marco e gli affascinanti affreschi murali quattrocenteschi di San Sebastiano e San Rocco.
Uno splendido, piccolo mulino si presenta nei presso dell'imbocco del sentiero che porta verso Coimo in quarantacinque minuti. La posizione particolarmente gradevole, per insolazione e per morfologia, dell'abitato di Coimo, rende questo paese un territorio di confine non solo dal punto di vista geografico e climatico, ma anche rispetto alle vicende storiche e culturali.
La paziente laboriosità e l'impegno dei primi abitanti di Coimo sono testimoniati dai campi terrazzati sostenuti da muri a secco spessi e dai fossi costruiti a scopo di irrigazione (se ne veda un esempio lungo l'amabile sentiero che congiunge Coimo a Mozzio).
Il paese vanta ben due chiese, la prima maestosa e solitaria, posta al di fuori dell'abitato e dedicata a Sant'Ambrogio, affrescata nel 1728 da Giuseppe Mattia Borgnis e l'altra, invece, in centro paese, dedicata alla Beata Vergine.
La chiesa di Sant'Ambrogio ha un armonioso effetto a volute, con un pronao tetrastilo classicheggiante, a colonne binate. Nella parete esterna rivolta a sud, è inserita una grossa pietra segnata da numerose coppelle che disegnano una croce.
All'interno, un affresco della Beata Vergine delle Grazie del XV secolo, seppur fortemente screpolato, rappresenta l'opera di maggiore suggestione dell'edificio e risale, probabilmente, alla nascita della Confraternita dei Disciplinati.
Sagrogno, raggiungibile anche a piedi attraverso una stradetta percorribile in una quindici na di minuti, ha mantenuto il proprio impianto rurale, il selciato in mezzo al paese e vanta un'eccezionale Oratorio dedicato a San Rocco con un'abside semicircolare aggettante e un affresco dell'Annunciazione nell'alzata di muro che segna l'inizio dell'altar maggiore.
Di lì, una passeggiata nel bosco di circa venti minuti conduce ad Albogno, dove le case signorili decorate instaurano un felice colloquio con le abitazioni rurali che le circondano.
L'Oratorio di Albogno è dedicato a San Michele e la sua prima descrizione, dopo il rifacimento, data 1696. Ricco di stucchi, nel presbiterio sono presenti colonne tortili e capitelli. La tela rappresentante la Vittoria di San Michele su Lucifero è una copia da Guido Reni.
A Gagnone si trova l'Oratorio dedicato a San Defendente, sorto perché venissero allontanate dall'abitato tutte le calamità. Le reliquie offerte nel 1834 dalla benefattrice Anna Bolongaro, non rispondono con certezza a quelle del Santo.
A Orcesco si trova, invece, l'Oratorio di San Carlo, santo che godeva di grande culto, anche perché era esponente della famiglia Borromeo feudataria della Valle.
I due piccoli paesi si sviluppano seguendo l'andamento di un corso d'acqua che si immette, con una forra, nel Melezzo Occidentale.
Nuova struttura da segnalare: la Biblioteca di San Giulio, raggiungibile anche con un bus navetta, allestita nella splendida chiesetta sconsacrata di cui è stato conservato, anche dal punto di vista pittorico, tutto il possibile.


Comune di Malesco

Comprende nel suo territorio la Valle Loana, spettacolare ingresso alla Val Grande, area selvaggia e ricca di storia. Un tempo, i quartieri in cui il Comune era diviso erano quindici, ma il riordino amministrativo del 1871 ridistribuì le zone in sei vie e dodici vicoli.
Nel territorio di Malesco, in Val Loana, si trovano affioramenti di marmo bianco e anche le cave di calcare nero grafitoso, che un tempo era utilizzato per fare la calce. Per essere cotto doveva stare al fuoco per otto giorni nelle fornaci, ancora oggi visibili.
La piazza di Malesco è il risultato di un drastico cambiamento effettuato nel 1861. La chiesa è dedicata ai Santi Pietro e Paolo; essa ha una sola navata sulla quale si affacciano sei cappelle che conservano quadri a olio di alcuni tra i maggiori pittori vigezzini, in particolare gli esponenti della famiglia Sotta.
Sopra la e porte laterali, sono esposti due grandi teleri, opera del pittore Roman Bartolomeo di Madrid: uno rappresenta San Gerolamo e l'altro San Giovanni Battista, entrambi donati dal benefattore Pollini nel 1857.
Gli affreschi del presbiterio furono eseguiti nel 1768 da Pietro Molgiani e rappresentano il martirio di San Pietro e quello di San Paolo, con una resa estremamente realistica e sanguigna.
Gli affreschi delle cappelle, invece, sono opera di Giovanni Valtorta (eseguiti nel 1864): estremamente didascalici, rispondono all'esigenza di far comprendere ai fedeli il messaggio di salvezza.
I maggiori lavori di ristrutturazione della chiesa vennero eseguiti nel 1705.
A lato della chiesa, si trova l'elegante Oratorio di San Bernardino, la cui ricostruzione risale agli anni 1772-1777. Esso apparteneva alla Confraternita omonima.
In esso, la cupola con la Gloria di San Bernardino da Siena e le Virtù Cardinali nei pennacchi, di grande luminosità, sono opera del pittore Giuseppe Torricelli di Lugano.
La volta del coro, invece, venne affrescata da C.G.Peretti con putti, vasi di fiori e motivi ornamentali.
A Malesco è imperdibile l'Oratorio del Gabbio, costruito tra il 1723 e il 1727 incorporando un'antica dolcissima immagine della Vergine delle Grazie, la cui immagine era venerata dagli anni della peste del 1513.
Il terreno su cui sorge l'Oratorio è chiuso tra il letto del corso d'acqua e il versante della montagna, nel cosiddetto "gabbio", da cui il nome dell'Oratorio.
Gli affreschi dell'edificio, fortemente deturpato dalla devastante alluvione del 1978, sono di Giuseppe Mattia Borgnis.
Non troppo lontano dall'Oratorio, nei pressi del Rio Secco, si trovano i segni che indicano l'esistenza di un culto magico-pagano precristiano: un masso coppellato e il sasso "scivolone", così chiamato perché anticamente le donne vi si sfregavano come rito legato alla fecondità.
La frazione di Zornasco vanta la presenza di un bel mulino, il mulino "dul Tacc", oggi acquistato dal Comune e in via di ristrutturazione. Esso è dotato di un frantoio particolarmente utilizzato, un tempo, per la frantumazione della fibra della canapa, preziosissima in Val Vigezzo, perché coltivata per tessere la tela da cà, la tela con la quale si facevano camicie, lenzuola, ecc.
La Chiesa di Zornasco è dedicata a San Bernardo da Mentone e origina da un piccolo oratorio datato 1457 (corrispondente all'attuale sacrestia, dove è conservata una Madonna Addolorata in cera del XVII secolo). L'edificio è ad una sola navata.
In esso, la statua della Madonna Addolorata, giunta da Vienna, data 1848 ed è dono di Pietro De Zanna, emigrante inventore del calorifero ad aria calda.
Usciti dalla chiesa, è d'obbligo un'accurata sosta davanti alle stazioni della via crucis, così sapientemente collocate intorno all'edificio. Alcune di esse sono opera dell'affreschista vigezzino Lorenzo Peretti (1774-1851).
Prima di raggiungere Finero, l'altra frazione di Malesco, si incontra l'Oasi del WWF, a Pian dei Sali, un'area pianeggiante che si apre dopo i tornanti di Scopello.
L'Oasi si caratterizza come un tipico ambiente umido di montagna. La specie anfibia maggiormente diffusa è la rana temporaria, le cui peculiarità sono il mantello bruno-arancio e l'adattabilità che le permette di vivere anche oltre i 2500 metri.
Giunti a Finero, la prima sosta è nei pressi del cimitero, vicino al monumento dedicato ai partigiani: sono le tracce che ricordano la resistenza ossolana.
La chiesa del paese è dedicata a San Gottardo, ad una sola navata, con un altar maggiore chiuso da una bella balaustra in marmo policromo che segue un disegno curvilineo. Gli affreschi sono firmati Peretti-Borgnis.
Nuova struttura da segnalare: il bellissimo Museo del Parco Nazionale Val Grande, allestito nell'antica casa Cioja, di cui conserva affascinanti retaggi, sede espositiva del Parco e struttura utilizzabile anche per mostre temporanee.


Comune di Re

Rappresenta il fulcro devozionale della Valle, meta di pellegrinaggi al suo maestoso Santuario dedicato alla Madonna del Sangue, costruito intersecando la precedente chiesa di San Maurizio.
La costruzione di questo Santuario solennizza il miracolo avvenuto nell'aprile 1494, quando l'immagine della Madonna affrescata sulla facciata della vecchia chiesa iniziò a sanguinare, dopo essere stata colpita da un sasso lanciato da un ragazzo, Giovanni Zuccone, adirato per le sue perdite al gioco delle piodelle (un gioco simile a quello delle bocce).
Il progetto dell' edificio religioso fu affidato all'Architetto Collamarini. La costruzione iniziò nel 1922 e terminò nel 1958. La mole imponente del Santuario è sottolineata da tre grandi portali posti a sud, arricchiti da altorilievi che rappresentano la vita della Vergine e la storia del miracolo del Sangue. Essi sono opera di Luigi Fornara e di Luigi Teruggi.
L'antica chiesa, secentesca, ad una sola navata, ha un bel pavimento in laugèra e marmo bianco di Scaredi. Il suo altare barocco in marmo policromo incornicia l'arcaica immagine della Madonna con bambino e le tre rose nella mano destra, mentre, nella parte posteriore, conserva il reliquiario con il sangue della Vergine colpita dal sasso.
Oltre alle frazioni di Folsogno e Meis, particolarmente godibili le due frazioni di Dissimo e Olgia; nella prima, da visitare il cimitero con le tombe in carbone di legna, mentre nella seconda, la terrazza che si affaccia sul monte Gridone, ritenuto luogo d'incontro delle Streghe.
Il Gridone, oltre ad aver giocato un ruolo importante nell'immaginario collettivo, è stato mèta di "attraversamenti" negli anni del contrabbando, vera e propria attività di sostentamento. (Da Olgia è possibile osservare, sul versante nord del Gridone, la vecchia stazione di guardia della Finanza, istituita con lo scopo di controllare i traffici illeciti sul confine.


Comune di Santa Maria Maggiore

È da sempre il centro politico e religioso della Valle. Fu sede del Mandamento, cioè del Pretore di Valle che su questa area aveva la propria giurisdizione e della Chiesa matrice dalla quale , poco alla volta, si staccarono gli altri paesi, erigendo parrocchie locali; venne abitata da sette importanti famiglie craveggesi che divisero il paese in quartieri, in parte ancora riconoscibili.
Santa Maria Maggiore è la sede di due importanti strutture museali: il Museo dello Spazzacamino e la Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini. Il Museo dello Spazzacamino si trova all'interno del parco di Villa Antonia; è il luogo in cui sono raccolti oggetti e attrezzi di lavoro, abiti e immagini che raccontano la storia dei vigezzini che, dopo aver abbandonato casa e famiglia, andavano all'estero a praticare il duro mestiere dello spazzacamino fumista.
I valligiani che partivano, erano spesso bambini, "bocia", che la famiglia mandava "fuori" per liberarli dalla miseria. La Scuola di Belle Arti è stata invece fondata da uno dei numerosi pittori ritrattisti emigrati dalla Valle dei Pittori, Giovanni Maria Rossetti Valentini, che, come tanti altri, aveva soggiornato in Francia dove aveva lavorato e insegnato.
Ritornato in patria, aveva aperto una scuola gratuita per insegnare ai ragazzi le basi del disegno, della pittura e dell'ornato. Siamo nella seconda metà dell'Ottocento. Oggi la Scuola, eretta Ente Morale, ha un'ampia aula adibita a Pinacoteca.
La parrocchia di Santa Maria Maggiore, come risulta da una pergamena del 1022, è indubbiamente anteriore al Mille. Nulla però sappiamo della prima chiesa che, come vuole la tradizione e come riporta il più antico ex voto che la parrocchia possiede, fu edificata dai SS. Giulio e Giuliano, i primi evangelizzatori di questo territorio.
La primitiva chiesa ebbe sicuramente caratteristiche romaniche, documentate oggi dai reperti visibili nell'edificio settecentesco: archetti pensili della facciata, animale stiloforo, formella in pietra inserita nel muro esterno dell'edificio religioso e, soprattutto, l'alto campanile, unica struttura superstite dell'architettura romanica.
Dai documenti rimasti, risulta che i lavori della nuova chiesa furono eseguiti tra il 1734 e il 1743, almeno rispetto alla muratura principale. Il grande affresco della cupola centrale, con oltre quattrocento figure, che rappresenta la Gloria di Maria in Cielo, il catino sopra il presbiterio raffigurante Cristo e il Coro di Angeli musicanti in attesa della Beata Vergine Maria, la pala dell'altare maggiore con l'Assunzione, i due grandi affreschi sui muri laterali del presbiterio riproducenti la Nascita e il Transito della B.V.Maria, sono opera del grande pittore vigezzino Giuseppe Mattia Borgnis (1701-1761).
Parte delle decorazioni, delle volte e delle pareti fu affidata al pittore Lorenzo Peretti (1774-1851) il quale dipinse anche il catino affrescato nel portico di facciata.
Le frazioni di Crana e Buttogno conservano ancora tutti gli elementi dei nuclei rurali, abbelliti da pitture e arricchiti da edifici di culto costruiti con il denaro dei benefattori emigrati all'estero.
Nella piazzetta di Crana, due edifici religiosi si intersecano uno nell'altro: la chiesetta dedicata a San Giovanni Evangelista, costruita nel XVIII secolo e affrescata da Giuseppe Mattia Borgnis, e l'affascinante piccolo Oratorio di San Rocco, costruito per ex voto dalla popolazione di Crana per lo scampato pericolo da una terribile ondata di peste che aveva falcidiato la popolazione nel 1529-1530.
L'Oratorio, sulle pareti del corpo dell'edificio, è interamente affrescato con dodici grandi riquadri che figurano la vicenda biografica del Santo, narrata da brevi cartigli, e che furono dipinti nel 1534 dal pittore lombardo Battista da Legnano.
Purtroppo, la suggestione coloristica degli affreschi dell'autore è stata spenta, nella parete a destra dando le spalle all'altare, dal restauro del 1894 ad opera di Luigi Morgari.
Crana è il paese d'origine di Giovanni Paolo Femminis, benefattore emigrante e inventore dell' aqua mirabilis, essenza lenitiva che venne poi diversamente commercializzata da Giovanni Maria Farina come ricetta base della più famosa Acqua di Colonia. Nel centro del paese, è visibile la sua casa natale.
Ben difeso dalla folta presenza di boschi che riparano l'abitato dalle bizze del clima alpino, il comune di Buttogno si sviluppa seguendo un disegno abbastanza coerente che localizza gli edifici rurali a monte e le case signorili con giardino a mezzogiorno.
La chiesa dedicata a San Lorenzo e Sant'Antonio data 1652 ed è stato ricostruito sulla perimetria del vecchio Oratorio del 1421. L'edificio è stato affrescato dal pittore Lorenzo Peretti (1774-1851), il quale ha lasciato, sulla cantoria, un bellissimo, tondo raffigurante Santa Cecilia, elegantissima e ispirata, immersa in un ambiente raffinato, mentre suona l'organo.
Il pezzo più importante conservato nella chiesa è l'olio di Daniele Crespi (1590-1630) rappresentante Gesù in croce tra i Santi Francesco d'Assisi e Carlo Borromeo.
Il centro storico dell'abitato, di forte impronta rurale, presenta ancora vecchie, bellissime stalle e cascinali in pietra.
Nuova struttura da segnalare: Centro Visite del Parco Nazionale Val Grande, una deliziosa struttura inserita tra le vecchie viuzze di Buttogno, utile punto informativo del Parco.


Comune di Toceno

Ameno paese esposto a solatio, vanta un raro forno comunitario restaurato e tutt'oggi funzionante; in piazza, la chiesa parrocchiale e poco lontano l'Oratorio di Sant'Antonio da Padova. Quest'ultimo, venne consacrato chiesa parrocchiale nel 1603 dal Vescovo Bescapè e conserva, nell'abside poligonale dell'altar maggiore, interessanti affreschi di Battista da Legnano, il bravo colorista lombardo che affrescò anche l'oratorio di Crana negli anni '30 del Cinquecento.
Il soffitto è a capriate lignee, assolutamente originale per la Valle Vigezzo. Sul muro esterno rivolto a mezzogiorno, una malinconica Pietà realizzata sullo stesso modello iconografico di quella di Cannobio e un affresco raffigurante l'arma del vescovo Arcimboldi.
L'attuale chiesa parrocchiale di Toceno venne edificata tra il 1736 e il 1743. Le due cappelle laterali poste a metà della navata sono dedicate alla Madonna del Rosario e a San Giuseppe. Le pareti del presbiterio presentano due affreschi di Lorenzo Peretti raffiguranti la Nascita di Gesù e l'Adorazione dei Magi (1822).
Nel centro storico, vecchie case decorate e scorci paesaggistici, resi più suggestivi dalla particolare posizione dell'abitato. Tra le abitazioni, una in particolare si fa notare per i bellissimi cantonali a punta di diamante di un colore rosso mattone, che mutuano modelli decorativi dell'Engadina.
Sorprende il turista attento, un piccolo edificio in pietra ubicato nella parte vecchia del paese, fra stalle e abitazioni rurali: il bel forno comunitario "Tomà" restaurato da qualche anno.
Sotto il muricciolo della piazza, si intravede la bella casa natale del pittore G.B.Ciolina (1870 - 1950), un artista che ha regalato alla Valle Vigezzo quadri traboccanti di poesia, di senso dell'attesa ("Ragazza alla finestra"), ma anche di geniale novità ("L'ombrellino rosso").
Ancora bambino, prende parte ai corsi della Scuola di Belle Arti dove il suo temperamento e la sua capacità artistica sono forgiati dall'innovatore della pittura vigezzina, Enrico Cavalli, attraverso il quale la pittura francese entra in Valle Vigezzo: Delacroix, Monticelli e Rousseau. L'affezionata triade dei discepoli del Cavalli conta, oltre al Ciolina, Gian Maria Rastellini e Carlo Fornara. Ha la fortuna di frequentare, come libero allievo, il corso di nudo dell'Accademia di Venezia: la sovrapposizione del linguaggio impressionista con i canoni tiepoleschi dell'arte veneta forniscono i termini di riferimento della formazione del Ciolina.
Nel 1895- 1896 è a Lione con Fornara, mentre nel 1897 espone un'opera di forte impegno, Il filo spezzato, che gli frutta grande ammirazione.
Peculiarità fondamentale della sua produzione sono l'intimismo e la liricità che esprime in tutti i campi della pittura, dal quadro a olio all'affresco, dal ritratto all'acquaforte.
La Galleria Giannoni di Novara possiede una ventina dei suoi lavori tra i quali un interessante tentativo divisionista.
A monte, una strada porta ad Arvogno, meta di assolate gite e porta d'accesso per pascoli e mulattiere modellate dalle passate generazioni.
Nuova struttura da segnalare: il Centro Polifunzionale, con spazi da adibire a sala da ballo, sala riunioni, sala conferenze, spazio ludico per bambini, ecc.


Comune di Villette

È il paese delle meridiane, gli orologi solari che, un tempo, segnavano le ore per tutta la comunità. Il paese conserva l'originaria suddivisione nei tre nuclei abitativi di Gagliago, Vallaro e Londrago, che sorgono sul versante sud della Costa di Faedo.
La chiesa parrocchiale è intitolata a San Bartolomeo e l'affresco raffigurante la Gloria del Santo è opera del pittore Antonio Cotti. Il pavimento è ancora in antichi lastroni di pietra. Sul muro esterno della chiesa, affreschi di stemmi vescovili e le insegne litiche della famiglia Ferrari, di parte ghibellina.
Andando verso Vallaro, si trova la cappella detta della Madonna del Riale, affrescata da Giuseppe Mattia Borgnis. Essa, datata 1737, risulta composta di due parti: l'edicola vera e propria, più vecchia, e il protiro, decisamente posteriore, retto da due colonnine e protetto da un cancelletto.
Gli affreschi della cappella raffigurano la Vergine Immacolata circondata da putti e, a lato, San Giovanni Battista con le sue insegne.
Nella stessa frazione, si trovano due interessanti punti di visita: la Cà di Feman da la Piazza e i resti del castello di Vallaro. La Cà di Feman (casa delle donne della piazza) prende nome dal fatto che le ultime abitanti della casa furono due donne, le sorelle Adorna.
In questa sobria casa del Seicento, è stato in seguito allestito un piccolo museo che espone attrezzi e strumenti di lavoro, mobili e capi d'abbigliamento del mondo contadino. L'esposizione è su due piani: al piano terreno, gli oggetti per la produzione casearia e la ricostruzione di una camera da letto ottocentesca; nel piano superiore, invece, gli strumenti della produzione tessile.
Deliziosa costruzione con la piazzetta antistante è l'Oratorio di San Rocco, costruito nel XVII° secolo per volontà del signorotto locale Lorenzo Tadina. L'edificio, semplicissimo, presenta un'abside a volute effetto trompe l'oeuil e affreschi dalla complessa simbologia.





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