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Domenica 26 Ottobre 2014
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Un Parco dal Fascino Altero

immagine ingrandita Il Lago Maggiore con le isole Borromee viste dall'Alpe Prà (apre in nuova finestra) TRA I PARCHI NAZIONALI ITALIANI è il più selvaggio e, per molti versi, il più remoto, anche se l'autostrada per l'Ossola e la ferrovia del Sempione lo pongono a portata di mano da Milano, Torino e Genova. Se si bada ai chilometri quadrati, quello della Val Grande è in fondo un piccolo parco, nonostante gli 11.700 ettari della superfìcie iniziale siano stati aumentati a 14.700 da un decreto ministeriale della fine del 1998.
Eppure, nelle aree protette italiane, ben pochi luoghi danno al visitatore l'impressione di trovarsi in una natura sconfinata come le foreste della Val Grande, dove le antiche vie tracciate da allevatori e boscaioli sono state cancellate da cinquanta o più anni di oblio. Sui classici sentieri del Gran Paradiso e dello Stelvio, nelle belle giornate d'estate, è quasi impossibile camminare da soli: una condizione che, inevitabilmente, fa sembrare più piccole quelle splendide montagne.
Anche le vette che chiudono la Val Grande sono modeste. Il Monte Togano, la cima più alta, raggiunge i 2301 metri di quota. La Cima della Laurasca e il Monte Zeda, le più frequentate, culminano rispettivamente a 2193 e 2156 metri. Nulla a che vedere, insomma, con i giganti di roccia e ghiaccio delle Alpi Pennine - il Monte Rosa, i Mischabel, la Weissmies - che scintillano al di là del Sempione e a portata di vista del Parco.
Un viaggio in questo angolo di Prealpi, però, può insegnare più cose sulla natura e la storia delle Alpi di un soggiorno a Zermatt, a Macugnaga o ad Alagna.
immagine ingrandita Il Lago Maggiore con le isole Borromee viste dall'Alpe Prà (apre in nuova finestra) Anche se l'accesso al cuore del Parco è faticoso e diffìcile, la Val Grande è circondata da luoghi noti e molto frequentati. Verso sud, le aspre vette del Parco si affacciano direttamente sul Lago Maggiore e sulle Isole Borromee.
A ovest la bassa Val d'Ossola, percorsa dalla strada e dalla ferrovia del Sempione, le separa dai contrafforti delle Alpi Pennine.
A nord, la verde Val Vigezzo sale tra boschi e altipiani alla conca che ospita Santa Maria Maggiore e Malesco, per poi scendere verso il confine svizzero e Locamo.
Verso oriente, infine, i fittissimi boschi e le tortuose strade della Valle Infrasca e della Val Cannobina fanno da cuscinetto tra la selvaggia Val Grande e la riviera di Cannerò e Cannobio.
Tra le aree protette italiane, il Parco Nazionale della Val Grande è una delle poche a giustificare l'uso della parola inglese "wilderness". Un'area selvaggia, priva di insediamenti stabili dell'uomo, dove occorre inoltrarsi in punta di piedi.
Al contrario dei grandi parchi degli Stati Uniti o dell'Africa, però, la Val Grande non è rimasta priva di influenze umane. Fino alla seconda guerra mondiale, infatti, queste montagne pullulavano di vita e di attività dell'uomo.
immagine ingrandita Il Pizzo Tignolino con la cresta che sale alla Testa di Menta visto dall'Alpe Menta (apre in nuova finestra) I boscaioli, grazie a teleferiche e ferrovie a scartamento ridotto, sfruttavano a tappeto i boschi di faggio. In estate, gli alpeggi venivano "caricati" al massimo delle loro capacità. Cicogna e Pogallo, i due piccoli centri della valle, avevano centinaia di residenti.
Numerosa, tutto l'anno, era la popolazione dei centri ai confini del Parco, come Intragna, Caprezzo, Finero e Aurano.
Negli ultimi cinquant'anni, invece, l'uomo ha progressivamente abbandonato la Val Grande. E la fitta selva delle basse e medie quote ha rapidamente inghiottito o mascherato ogni traccia di stabile presenza dell'uomo. Chi percorre i sentieri del Parco può avvistare i camosci che vivono sugli alti pascoli e sulle rocce, l'aquila reale che si mostra frequentemente nel cielo, le numerose piante rare che fioriscono tra giugno e luglio nelle radure e nelle praterie d'alta quota.
Ma il fascino della Val Grande inizia già ai confini del Parco. Qui castagni secolari e limpide acque dei fiumi, borgate semi-abbandonate, ponti ad arco, santuari raccontano la lunga storia dell'uomo in questi luoghi.
Più in alto si incontrano mulattiere perfettamente selciate, baite e stalle, i resti delle teleferiche e delle ferrovie dei boscaioli, graffiti e coppelle tracciati sulle rocce da ignoti artisti forse a partire dalla Preistoria.
Dominata dal silenzio, la Val Grande è anche una straordinaria occasione per lasciarsi trasportare dalle emozioni di una vallata unica, fuori dal mondo.


Tratto da:
L'Italia dei Parchi Naturali - Il Parco Nazionale della Val Grande
RCS Libri S.p.a. (in collaborazione con Airone)
Copyright 1999

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