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Venerdì 24 Ottobre 2014
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La Via del Pane - I Segni di un'Antica Civiltà (Il Borgo)

immagine ingrandita Un'antica macina in pietra, segno di attività rurali nel passato (apre in nuova finestra) Nel 1703, anno di maggior sviluppo umano della parrocchia di Castiglione, SELVA VECCHIA (662 m. s.l.m.), contava 57 abitanti. La buona esposizione al sole, favoriva la coltivazione della segale apprezzata per la propria rusticità.
I grani di questo cereale, raccolti dalle spighe, venivano agitati nel ventilabro (ul vai) per liberarli dal glume che li rivestiva e poi macinati nei mulini per ricavarne farina da panificare.
I segni della civiltà di quel tempo e delle attività rurali che Io caratterizzavano sono ancora evidenti nel territorio circostante; ruderi di forni, di torchi per l'olio e le vinacce, belle macine in sasso e pile in pietra.
Merita un cenno anche una bella abitazione con particolare cortile interno e una "stube" con le pareti rivestite in legno d'abete e caratteristico fornetto in pietra (segno di una certa agiatezza dell'antica famiglia residente).
Il bell'Oratorio frazionale, dedicato alla "Madonna della neve", porta incisa la data del 1672, anche se è già citato in documenti delle visite pastorali della fine deI 1500 ed inizio del 1600.
immagine ingrandita I Segni di un'Antica Civiltà  - Cartina (apre in nuova finestra) In quegli anni fu però oggetto di un importante intervento di ampliamento, poi proseguito nei secoli successivi con l'aggiunta del piccolo campanile e del bel portichetto. È il Santuario mariano più importante di Castiglione e punto di riferimento di tutto il versante, con devozione anche dalle frazioni della vicina parrocchia di Cimamulera.
Fu costruito sui resti di alcune cappelle erette per arginare il dilagare della peste che nel 1585 fece 28 vittime (200 nella vicina Cimamulera). E certo, infatti, che in questa zona soleggiata e ben fornita di acque limpide, esisteva una selva secolare (da cui il toponimo Selva vecchia) dove venivano segregati gli appestati come disponevano le ferree leggi di quel tempo.
La sottostante e vicina frazione denominata semplicemente "la Cà" conserva (sulla mulattiera che scende alle altre frazioni di Borca e di Case Paita) una cappelletta restaurata nel 1987 e dedicata al SS. Crocifisso.
Si vuole che il dipinto di Gesù in croce (del 1787) preservi dal "mal dul grup" ossia dalla difterite un tempo molto diffusa e pericolosa. Alla frazione la Cà esisteva anche un forno per il pane, ora non più visibile, a lato della mulattiera per Castiglione.
Tutto intorno, solo fino a qualche anno fa, gli orti erano ben coltivati e generosi ed i prati erano ricchi di frutteti e ricoperti di vite, ma nemmeno il passaggio della tanto sospirata strada carrozzabile (come in altre frazioni del paese) ha però fermato l'abbandono di questi luoghi, pur "baciati dal sole" anche durante tutto l'inverno e sicuramente fra i più belli di tutta la zona.

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